Cloud e abitudini

Sempre più "cloud" nella vita di tutti i giorni. Fra qualche anno ci ritroveremo suocera e moglie.

Siamo partiti con il salvataggio dei dati, in modo che potessero essere condivisi su e da più dispositivi attraverso internet. Siamo, poi, passati all'avere nella nuvola gli applicativi più comunemente usati (Office, Acrobat, Photoshop, ...).

Il prossimo passo, nemmeno tanto difficile da intravedere, sarà quello di avere in "cloud" i sistemi operativi. In altre parole, i vari produttori renderanno disponibile e configurabile una propria postazione operativa e lavorativa, direttamente sui propri server ai quali basterà accedere con una identificativo univoco ed una parola chiave.

Le tecnologie, ormai, sono mature e le ampiezze di banda (velocità di trasferimento dei dati) non sono più un problema.

Con quali ripercussioni nella vita dei comuni mortali avverrà tutto ciò?

Non avremo più bisogno di ingombranti postazioni di elaborazione (PC). Molto probabilmente, andremo in giro con una semplice chiavetta USB o con un token molto simile per dimensione o con una semplice smart card (v. fig.1) su cui sarà memorizzato:

  • il solo nostro identificativo universale (unico a livello mondiale), una sorta di codice fiscale digitale univoco in tutto il pianeta,
  • il poco software (firmware) necessario per poter permettere al possessore la connessione con i server nel "cloud" e la selezione del sistema operativo che vogliamo lanciare, visto che, teoricamente, potremmo avere configurato due ambienti di lavoro differenti (p.es. Windows 7, Windows 8 e Linux) (v. fig. 2).

Basterà inserire questa "chiavetta" all'interno di uno dei tanti totem attrezzati e presenti nelle stazioni, ai bar, nei centri commerciali ed avere il nostro pc a disposizione (v. fig.3).

Se in possesso di un dispositivo mobile, basterà inserire la chiavetta in uno degli slot di un tablet, per esempio, ed il nostro ufficio, le nostre foto, i nostri video saranno, immediatamente, consultabili.

Ovvio che, affinchè, tutto lo scenario funzioni a dovere è necessario avere una connessione ad internet, cosa che non è proprio scontata in Italia.

Tutto bello e funzionale. Ma i "contro"? Non sono superiori a quelli che già caratterizzano l'attuale scenario del "cloud dei dati". Restano i dubbi sulla riservatezza garantita ai dati e alle informazioni residenti su piattaforme gestite da colossi che, per incombenze politiche e per "quieto" con-vivere con i governi nazionali, di certo, non si farebbero scrupolo a cedere in visione i dati residenti sui propri dischi di archiviazione. Ma questo è un problema solo per chi ha da nascondere "qualcosa".

In termini occupazionali, si assisterebbe ad una trasmigrazione dal hardware al software sempre più massiccia: i produttori di laptop, notebook e dispositivi mobili dovranno riconvertirsi alla produzione di dispositivi "light" mentre i produttori di sistemi operativi e di applicativi dovranno incentivare programmi di ricerca e sviluppo al fine di far fronte all'onda "cloud" finale.